Storia Parrocchiale

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«La chiesa di S. Uldarico, posta quasi al termine di via Farini, sul piazzaletto da cui s’inizia borgo
Felino, non ha un aspetto esterno tale da invogliare i visitatori ad entrarvi…»

Così iniziava il saggio di Giovanni Copertini scritto nel 1926 su Aurea Parma. Sempre nella stessa
pagina Copertini evidenziava «… l’amore che il buon rettore di questo luogo, don Giovanni
Bernardi 1 , nutre per questa sua creatura. Tale parola non ha ombra di esagerazione…». Dopo 95
anni, si può dire che anche padre Renzo Bertoli OCD, proprio come il suo illustre antecessore,
manifesti lo stesso sentimento. A meno che non sappiano dei recenti lavori di restauro degli
affreschi o desiderino vedere il coro ligneo o altre delle meraviglie storico-artistiche, difficilmente i
visitatori si fermano e gli chiedono informazioni. E’ quindi, dietro suo suggerimento e dopo una
ricerca il più possibile accurata, che si è deciso di scrivere tutto quello che si è trovato, sia sulla
chiesa che sul convento, proprio per far meglio conoscere questo piccolo (poco conosciuto) gioiello,
partendo da alcune semplici domande.

1) Monsignor Giovanni Bernardi (Berceto 12/2/1858 – Parma 15/12/1941), Canonico Onorario della Basilica Cattedrale di Parma e Rettore di S. Uldarico dal 1897 al 1941.

Parrochiale nel dicembre del 1899 11 .

A tale proposito, sempre nel 1899 avvenne un’altra importante modifica: «…l’abbattimento del muro antico, che divideva la chiesa dalla sacrestia, e …l’innalzamento di un nuovo muro, a metà circa dell’antico oratorio interno, [per] ammirare il coro in un ambiente più luminoso, e più adatto alla sua conservazione … Don Bernardi, per modestia non aggiunge altro, ma io so ch’egli è stato
l’ideatore ed il tenace propugnatore di questo lodevole piano che, eseguito, ha ridato all’opera del Baruffi nuova vita e splendore.» 12

11 Archivio Parrocchiale di Sant’Uldarico.
12 Giovanni Copertini, cit.

Altre modifiche e “peripezie” importanti, sia precedenti che successive, si ricordano negli anni
1347, 1363 e 1399. Narra un antico manoscritto, di proprietà delle monache nel’XVIII secolo,
(coadiuvato anche da altri documenti): «…1347.. essendosi in appresso oltremodo dilatata la
parrocchia suddetta furono obbligate la Badessa e monache di far fabbricare una nuova chiesa sotto
il titolo di Santi Giacomo e Filippo… dilacerata l’Italia ed oppressa da guerre le più sanguinose,
ritrovandosi fuori di questa città il convento ossia casa di Santa Maria Maddalena detta di
Sant’Armano per avere il Priore e padri di questa, …un qualche ricovero in città ove rifugiarsi a
scanso delle continue scorrerie dei soldati, ebbero ricorso alla Badessa e monache di Sant’Ulderico,
perché conceder loro volessero la suddetta chiesa dei Santi Giacomo e Filippo… il giorno 9 di
ottobre dell’anno suddetto. Dappoiché nel 1363 per ordine del Duca Barnabò Visconti, fù demolita
la chiesa suddetta dei Santi Giacomo e Filippo e seco la massima parte delle case con parte di quelle
che soggette erano direttamente alla parrocchia di Sant’Ulderico, per fabbricarvi il castello di Porta
Nuova …l’una e l’altra chiesa di dette chiese, miserabili e ristrette di parrocchiani e di reddito, sotto
il giorno 24 luglio 1399, dal Vescovo Rusconi furono di bel nuovo entrambi incorporate ed unite
come da riconosciuto pubblico documento…» 13 .
Nell’anno 1719 la Badessa Angela Lucrezia Mazza si incarica di « agiustare tutto il Coro, l’Altare
magiore della nostra chiesa interiore con piture e imbiancare il Refetorio et agiustare il monistero»
oltre a far aggiustare «l’organo nella chiesa interiore 14 ». Questa Badessa compie anche un altra
buona azione cioè nel 1720-1721 paga l’archivista del monastero « Speso nel Archivio, Datto al sig.
Pellegrino Beltrami a conto della scrittura (lire) 40» 15
Ma fino a quest’anno (1719) la morfologia della chiesa rimase, più o meno, quella originale. Fù
purtroppo nel 1740 che l’architetto Gaetano Ghidetti rifece la volta del coro, e nel 1762 “riabbellì”
tutta la chiesa dandogli l’aspetto che vediamo oggi.
13 Biblioteca Palatina cassetta 67 Fondo S.Ulderico Sez. II 1/II cit.
14 Biblioteca Palatina cassetta 67 Fondo S.Ulderico Sez. II 8/II.
15 E’ grazie a loro che tanti dei registri che hanno compilato ci hanno permesso di rintracciare e identificare i
documenti necessari alla storia di questa chiesa e del monastero ! (N.d.A). Vedi ASPr, Conventi e confraternite XI –
Repertori, Repertorio 1 – S. Uldarico – Descrizione dè documenti registrati nell’archivio del Monastero di Sant’Uldarico
in Parma e Biblioteca Palatina mss Parmensi 3559, 3560, 3561 e 3562.

Le soppressioni e le cessioni d’uso

Il 1° Ottobre del 1810 il monastero delle Benedettine fu soppresso per decreto napoleonico mentre
il 28 febbraio 1833 Maria Luigia decise di destinare il monastero all’acquartieramento delle truppe
austriache di guarnigione in questa città. E la chiesa ? « Seguì le vicende del convento fino al 1810,
quando, soppresso, le monache, passò ad uso di alloggio per truppe. Servì da magazzeno di
vestiario per le milizie ducali, da fonderia per cannoni (1859), da caserma del Genio e da caserma
di soldati di fanteria. Ora fù lodevolmente tolto all’Autorità militare e ridato alla chiesa. Giovanni
Copertini, Parma lì 9 settembre 1924 16 » Quello che successe a molte delle opere d’arte, in
particolare agli affreschi delle lunette del chiostro, recentemente restaurati, ce lo dice Enrico
Scarabelli Zunti: «dopo il 1860 essendo dato dal Superiore Governo il Monastero al Genio
Militare.. l’imbiancatore le [pitture] copriva col suo temerario pennello agli occhi dei curiosi 17 »
inoltre «tutti i muri, affreschi compresi, capitelli, volte e arcate erano stati dipinti di giallo; le arcate
della loggia erano state tamponate; alcune parti del pavimento erano state frantumate 18 ».
Fortunatamente non tutto fù danneggiato o distrutto o andò perduto a causa della guerra (la seconda
con i suoi bombardamenti, soprattutto nel 1944). Le altre opere d’arte vengono qui accennate
sempre nella vista di Giovanni Copertini « Le pitture che adornano la chiesa sono degne di nota. Le
due grandi tele, che stanno sopra il coro del Baruffi, una di fronte all’altra, rappresentano Ester ed
Assuero la prima e Giuditta con la testa di Oloferne la seconda.Vivacemente decorative e non prive
di una certa facondia descrittiva possono considerarsi fra le opere migliori del pittore parmigiano
Clemente Ruta, che le eseguì nel 1718 al prezzo di lire 3500. Esse stavano in origine nella Cappella
del Comune entro il nostro Duomo, ma tolte perchè troppo ingombranti e perchè coprivano gli
antichi affreschi, furono collocate nell’atrio della Pretura di Parma, dove, per molto tempo,
servirono, come si racconta, di bersaglio ai colpi di alabarda delle focose guardie nazionali. Ridotte
in uno stato miserando furono consegnate alla pietà di Don Bernardi che le raccolse, ne curò come
meglio potè le ferite, e le appese religiosamente alle pareti del coro. Il piccolo quadro rettangolare,
raffigurante S. Antonio da Padova e San Giovanni in adorazione di Gesù Bambino, posto su
secondo altare di sinistra entrando, è opera di G. Battista Borghesi. Di minore pregio artistico,
rispetto ai precedenti, sono l’affresco della volta e il dipinto della seconda cappella di destra, opere
di Antonio Bresciani (1763), raffiguranti il primo S.Ulderico sale al cielo e il secondo Gesù
accoglie l’anima di S. Gerolamo, che sta per essere abbattuto da un manigoldo. Poveri di
sentimento la tela dell’altar maggiore dovuta al pennello di Girolamo Donnini, gli affreschi della
cupola e dei pennacchi eseguiti da Pietro Rubini nel settecento e il quadro del Tibaldi (S. Rocco)
posto sulla porta. Assai buone invece la cantoria, la cassa dell’organo e l’ancona dell’altar maggiore
disegnate probabilmente dallo stesso architetto della chiesa. La medaglia ad affresco raffigurante
Gesù nella volta sull’altar maggiore è di Paolo Baratta 19 »

16 Regia Soprintendenza alle gallerie ed alle opere d’arte medievali e moderne per le province di Parma e Piacenza.
Prot. N°430. Allegati 10 schede. [Scheda n°] 2 Provincia di Parma. Comune di Parma. Chiesa di Sant’Uldarico.
17 Enrico Scarabelli Zunti, Documenti e memorie di Belle arti parmigiane,ms. vol VI, p278.
18 Chiara Vernizzi – Il chiostro di Sant’Uldarico a Parma: dall’iconografia storica al rilievo degli elementi decorativi. Una
metodologia integrata per il rilievo, dalla scala urbana al dettaglio; in Architettura eremitica, Sistemi progettuali e
paesaggi culturali – Atti del Quarto Convegno Internazionale di Studi La Verna 20-22 Settembre 2013 a cura di Stefano
Bertocci e Sandro Parrinello; Edizioni Firenze 2013.

19 Giovanni Copertini, cit.

«Il chiostro, utilizzato come caserma, venne restituito all’Opera parrocchiale, che ne aveva fatto
richiesta nel 1922, grazie al parere positivo dell’allora Soprintendente ai Monumenti dell’Emilia-
Romagna Luigi Corsini…e per diretto interessamento dell’On. Giuseppe Micheli, dopo un lungo iter
burocratico che comportò anche lavori di chiusura di porte e finestre che isolassero il chiostro dalle
strutture militari, il 26 giugno 1924 avvenne la dismissione dal Ministero della Guerra a quello delle
Finanze (e) il 6 agosto all’Opera parrocchiale che ancore lo detiene in gestione. Nell’atto di
consegna si legge: “le pareti del cortile presentano tracce di antico intonaco, forse dipinto, come si
rivela da una sbiadita traccia”. Proprio particolarmente lunga. Delicata e difficile è stata la fase di
descialbo, in quanto le pitture erano ricoperte da uno spesso strato di calce, ed essendo rintonaco
molto poroso vi era il rischio di eliminare con la calce anche la tempera o la pellicola pittorica.
L’apparato decorativo – Le uniche notizie sull’apparato pittorico, gravemente compromesso, si
dovevano fino ad oggi ad Augusta Ghidiglia Quintavalle, che nel 1971, considerate le loro pessime
condizioni, incaricò il restauratore Renato Pasqui del distacco di alcuni affreschi del chiostro:
trasportati su tela e panforte con armatura in metallo, sono da allora conservati nella sagrestia della
chiesa. Mentre questi dipinti, raffiguranti Gesù con vicino il calice e di fronte gli Apostoli, figure di
fedeli genuflessi, putti reggenti scudi e cornucopie tra due cornicioni a fogliette e ovuli, attribuiti ad
artista lombardo della fine del ‘400 e inizi ‘500, vennero esposti nella Mostra Arte in Emilia IV.
Capolavori ritrovati e artisti inediti dal ‘300 al ‘700 (1971-72), insieme con altri due frammenti
cinquecenteschi recuperati in un ripostiglio della chiesa, raffiguranti San Giovanni Evangelista e
San Giovanni Battista, avvicinati dalla Quintavalle ai modi del Parmigianino. I dipinti del loggiato
inferiore – Al piano terra, solo nella parete est non è stato possibile rinvenire tracce pittoriche,
mentre sono state recuperate nella loro integrità sei lunette nella parete sud, quattro nella parete
ovest più due frammentarie, e, seppure molto lacunose, quattro nella parete nord. Si tratta di pitture
murali a secco, realizzate partendo da incisioni ad affresco. Nelle pareti ovest e sud, le scritte che
corrono al di sotto della lunetta (nome e data di morte: obiit) là dove si sono conservate, anche se
incomplete, ci hanno permesso di identificare con sicurezza i personaggi rappresentati. Queste le
lunette integre e di sicura identificazione iconografica… I dipinti del loggiato superiore. Qui
possiamo parlare di un vero e proprio ciclo pittorico, di cui si è conservata solo una parte della
figurazione, che risulta distribuita su tutti i lati. Il tema è la Via Crucis, preceduta dall’Ultima Cena
e seguita dalla Resurrezione e dalla Ascensione di Gesù. Le lunette dipinte recuperate sono otto, di
cui solo tre completamente integre, compresa quella custodita in sagrestia (staccata dalla
Quintavalle nel 1971 e inedita), includenti due stazioni ognuna, con una netta bipartizione della
scena, sottolineata da una fascia di demarcazione di colore grigio: fortunatamente si tratta di quelle
più significative nel percorso della Passione, così come indicato nel Vangelo di Marco 20 ».

Margherita Cristalli

E’ doveroso in chiusura accennare a Suor Margherita Cristalli, dichiarata venerabile per le sue
qualità umane e la sua specchiata vita religiosa, tanto che si narra che dopo la sua morte si
ottenessero grazie anche dalla calce che del suo sepolcro. «Margherita Cristalli da Curatico,
…avendo sempre condotto “vitam bonam”, quando morì nel 1536 venne sepolta nella chiesa e
grazie al Vescovo Monsignor Nembrini, nel 1676, venne fregiata del titolo di Venerabile. Per lo
studio delle nostre pitture è stata determinante proprio la lettura di un raro volume sulla vita della
Venerabile Cristalli, di cui si conservano a Parma solo due esemplari di pregio nelle raccolte
pubbliche, e due copie conservate nell’archivio della parrocchia, che per dimensioni e legatura di
minor qualità erano presumibilmente ad uso quotidiano delle monache. Si tratta del testo del Padre
francescano Francesco Odoardo Mancini, intitolato “LA GEMMA NON CONOSCIUTA”,
pubblicato per i tipi di Galeazzo Rosati nel 1678. Questo il titolo completo: LA GEMMA NON
20 Chiara Burgio, Il chiostro di Sant’Uldarico: gli affreschi ritrovati, Comune di Parma, Parma, 2019.

CONOSCIUTA/dimostrata brevemente dal Padre Maestro/FRANCESCO ODOARDO/MANCINI
DA PARMA/ della Religione del Terz’Ordine di S.Francesco/Dottor Teologo Collegiato & c./Nella
Vita mortale della Venerabile Suor/MARGARITA CRISTALLI/ DA CURADICO/Religiosa
Conversa Benedittina della Congregazione/ di Monte Cassino, nel Monistero di S./Olderico della
medesima Città./Ad istanza di più anime divote e consacrata, come primitie all’Amoroso
Signor/Gesù Christo/Redentor dell’universo/In Parma/per Galeazzo Rosati. M.DC.LXXVIII/Con
licenza de’Superiori” Come l’autore dichiara in chiusura, il suo scopo è di narrare la storia umana
della Suora senza pretesa di voler aggiungere o avvallare il suo culto nei rispetto delle norme
canoniche e dell’Inquisizione. Che permettono di raccontare le vite delle persone che sono vissute
nel mondo come esempi singolari. Il testo di Mancini del 1678 dunque, è particolarmente
significativo proprio perchè offre notizie di prima mano sulla vita della Veneranda Suor Margherita
Cristalli da Curatico a pochissimi anni dal riconoscimento della sua grazia e delle sue virtù
taumaturgiche, tanto che, nel 1676 le sue spoglie per odine del Vescovo Carlo Nembrini, erano state
tolte dall’arca dove era stata sepolta nel 1536 e “messe dentro una cassa di legno sopra un altare
dentro il capitolo delle monache”, ordinando di far fabbricare una cassa di cipresso con una più
piccola di piombo all’interno e il 13 febbraio del 1676 le reliquie furono poste presso il finestrino
della Communione, il deposito chiuso a chiave, conservata dal Vescovo e sopra vi fu posta un
immagine per soddisfare le devote persone che volevano la sua beatificazione 21 ».
«Nel detto anno 1676 ai 23 febbrajo da Monsignor Nembrini fu trasportato al luogo ove si trova
presentemente il corpo della Venerabile suor Margherita Cristalli, monaca Benedettina in
sant’Uldarico di Parma, come attesta l’ iscrizione seguente: HIC JACET CORPUS VENERABILIS
SORORIS MARGARITAE DE CHRISTALLIS ORDINIS S. BENED. HUJUS MONASTERII
QUAE OBIIT FAMA SANCTITATIS DIE XXVIIII MENSIS XBRIS ANNO MDXXXVI.
TRANSLATUM FUIT PER ILL. ET REV. D.D. CAROLUM NEMBRINUM EPISCOPUM» 22 .

La Pia Unione della divina Pastora

«Verso la fine del ‘700 a Parma si è diffuso il culto della Divina Pastora per opera dei francescani
minori riformati che officiavano la chiesa di San Pietro d’Alcantara. I frati commissionavano una
immagine della Madonna in atteggiamento da pastora, circondata dalle pecore, allo scultore
Giuseppe Sbravati (1743-1818) L’opera, in terracotta policroma, veniva quindi esposta nella
cappella fatta costruire lungo il muro di recinzione del convento tra stradello San Cristoforo (via A.
M. Adorni) e strada della Riparazione (via Padre Onorio), solennemente benedetta il 6 ottobre 1792
da padre Antonio Maria Gardoni. Oggi però le immagini scolpite della Divina Pastora sono tre (una
nella suddetta cappella, una nella chiesa dei frati e una in S. Uldarico) cosicché si deve cercare di
individuare con sicurezza quale sia stata realizzata dallo Sbravati. Il culto della Divina Pastora de
las Almas è nato Spagna, a Siviglia, nel 1703 allorché il cappuccino padre Isidoro ebbe la visione
della Madonna seduta all’ombra di un albero frondoso, indossante un pellicciotto bianco con sopra
un mantello azzurro e col cappello da pastore, mentre il bastone le stava appoggiato a un braccio;
nella mano sinistra stringeva delle rose e con la destra accarezzava una pecora, mentre altre
pascolavano vicino a lei. In lontananza si stagliava minacciosa la figura di un lupo, ma era bastato
pronunciare Ave Maria per far comparire l’arcangelo Michele che dal cielo con una freccia
abbatteva la bestia insidiatrice. Sulla base di questo racconto sono sorte la varie immagini della
Divina Pastora il cui culto è arrivato in Italia verso la metà del Settecento e a Parma a fine secolo,
ricevendo subito una fervida accoglienza tanto che i frati ottenevano il permesso (20 luglio 1799) di
trasportare la scultura dentro la chiesa; il che avveniva il 22 giugno 1800 dopo che era stata

21 Chiara Burgio, cit.
22 Giovanni Maria Allodi, Serie Cronologica dei Vescovi di Parma, Vol. II, Fiaccadori, Parma, 1856.

preparata un’apposita cappella (la prima a destra), dipinta da Antonio Bresciani e Luigi Ardenghi.
Alla solenne processione per le vie cittadine partecipavano pure il duca don Ferdinando con la
duchessa Maria Amalia e tutta la Corte. Sennonché con decreto di Napoleone (1 ottobre 1810) gli
ordini religiosi venivano soppressi; la chiesa di S. Pietro d’Alcantara era chiusa e il convento
adibito a caserma. Il taumaturgico simulacro, che aveva dato origine e nome a una pia unione,
veniva trasferito (14 novembre 1810) nella chiesa parrocchiale di S. Uldarico poiché il parroco don
Antonio Pulli (titolare dal 1791 al 1828) era in quel tempo priore della stessa Pia Unione della
Divina Pastora 23 »
Chiudiamo qui questo breve excursus sulla Parrocchia e sull’ex-monastero di Sant’Uldarico,
sperando che leggendolo e vedendolo, le persone amanti del bello, siano invogliate a visitarli.

Dr. Rocco Maria Boggia.
Tutti i diritti sono dell’autore del presente scritto. Le citazioni da altre opere/scritti, sono state
doverosamente e fedelmente riportate a piè pagina. Le foto sono dell’autore. Si ringrazia il
parroco padre Renzo Bertoli OCD per il suo permesso alla pubblicazione.